Oggi provo con un esperimento. È tanto tempo che siamo lontani dalle montagne, soprattutto per essere in primavera, e immagino che vi manchino come mancano a me. Quindi oggi vi parlo della nostalgia. E della nostalgia, signori, non si può parlare in prosa.

Spero vi piaccia.

Ali di bosco, ballate dei serpenti
Linee d'alba tracciate tra le nubi
Il silenzio del monte, dove io non sono
È quel silenzio che mi tiene sveglia.

Siamo il popolo che cammina verso l'alto
Petali azzurri stropicciati sopra i prati
Vene di quarzo, lichene fluorescente
È quel colore che mi tiene sveglia.

Siamo i contadini delle terre alte
Seminiamo di passi i solchi dei sentieri
Dissodiamo la terra con i piedi
È quel gesto che mi tiene sveglia.

Siamo quelli che si cercano sui monti
Che contano i respiri dentro ai sassi
Abbiamo fame di luce e di distanza
È quella fame che mi tiene sveglia.

La montagna chiama forte nella notte
Sussurra come un fiume di granito
Soffia i nostri nomi nelle grotte
È quella voce che mi tiene sveglia.

Montagna chiama e non possiamo andare
Siamo chiusi tra le mura e la finestra
E se la notte segue le mie orme
E se la notte scende e non si dorme

Continua a chiamare, vecchia voce minerale
Ricordati il mio nome nel tuo sale
Ricordati di noi, nel buio dei tuoi semi
Ricamaci nei cerchi dei tuoi tronchi

Perché non importa se fa male
Essere lontani dal tuo centro
Finché non ci abituiamo a farcela mancare
La montagna ce la portiamo dentro.