Oggi vi parlo della gente che scala insieme. Perché dei compagni di cordata ai quali affidi la tua vita vi ho già detto. Ma l'arrampicata, nel mio caso e in tanti altri, non è una cosa di coppia (che di coppia di amici, amiche o innamorati si stia parlando). È una cosa di gruppo, di branco, di tribù.

Nei nostri primi mesi da scalatrici io e Aspirina non conoscevamo molta gente. Poi è successo che, a forza di scalare, siamo entrate nell'area gravitazionale di altri scalatori. Un po' sarà stato che l'arrampicata diventava sempre più di moda. Un po' che noi, puzzolenti e con i pantaloni della North Face, attiravamo solo gli interessi giusti. Un po' che io, dopo quattro parole di qualsiasi discorso, partivo con una filippica sulla roccia. Un po' in tutti questi modi, sempre più spesso un viso si girava verso di noi a un concerto, al lavoro, al bar, in palestra e in falesia e un sorriso chiedeva: "Voi arrampicate? Anche io".

Così è nato il mio Branco di Roccia. Un assembramento anarchico e senza leader, più o meno coeso e permanente, aperto però a infiltrazioni di nuovi membri e nuovi amici. I branchi sono cose vive e mutano nel tempo: la gente va e viene, si creano alleanze che durano per sempre. Nel mio ho incontrato tante anime gemelle che hanno rivoltato la mia vita come una bistecca sulla griglia. Tra le altre, una speciale è Mastro Sensei.

Mastro Sensei è davvero un'alpinista. È nata in Siberia all'inizio degli anni Ottanta e già questo dovrebbe suggerire qualche indizio. Mastro Sensei è quel genere di persona che, quando le confidi che hai paura di volare quando arrampichi, ti risponde pensierosa: "Quando tu scali in Pakistan, oltre i quattromila metri, tu non cadi. Non c'è elicottero, sai? Qui penso che è ok". D'altro canto, per Mastro Sensei è sempre tutto ok. "Mah, roccia un po' marcia e tutta bagnata, ma ok". "Sì, perso la strada e camminato 30 chilometri dormendo ogni ora per dieci minuti, ma ok". "Sola di notte sul monte, è venuta tempesta e mi sono messa sotto una roccia per evitare i fulmini, e tutto ok". "Caduto un sasso in fronte e aperto un taglio sul sopracciglio, all'inizio non vedevo tanto per il sangue, ma poi si è asciugato un po' e ok".

Straordinariamente, quando per Mastro Sensei le cose sono ok, finiscono per essere ok anche per te. Questo è il grande dono che la rende, oltre che un'alpinista, un maestro jedi. Così, anche se sei appeso a pipistrello a due metri dall'ultimo rinvio e dentro di te stai gridando come Wendy in Shining con l'accetta a due dita dal naso, basta che lei ti parli dal basso per riprendere il controllo. "Tu sei ok!" grida Mastro Sensei "ora sposti piedo verso destra, muovi mano in alto e fatto!". L'accetta sembra allontanarsi dal tuo naso. Gli ululati di Wendy si fanno più distanti. Il cuore rallenta, la testa schiarisce "Ok...." rimbalza una parola nella mente. Sposta piedo. Il piede si dirige a destra. Muovi mano. La mano si alza verso il cielo. E fatto! Il pipistrello torna un essere umano e l'essere umano riesce anche ad assicurarsi a un nuovo rinvio. "Bene" dice Mastro Sensei. Il Bene si sparge nella valle.

Mastro Sensei, Aspirina, Gamba e tanti, tanti altri, di cui vi parlerò presto piano piano. I branchi sono cose complesse. Ci vuole tempo per presentarli tutti.

Oltre che complesse, i branchi sono anche cose misteriose. A volte si stramano, quando gli amici si trasferiscono o si sperdono dietro ad altri amori ed altre occupazioni, solo per trovarsi un poco più giù, lungo la strada. Per mesi sono piccoli, affettuosi. Poi incontrano altri branchi e si piacciono e si fondono, a creare Mandrie di Roccia enormi, chiassosi e inclini alla stampede.

I branchi sono cose incontrollate. Nascono per arrampicare e continuano per vivere. Da una giornata in falesia a una serata in birreria, a cene a base di pizza, a notti stellate, e chiacchiere in giardino, e cinema, e compleanni, e vacanze e colazioni, nascite e matrimoni e tutto quanto. Da una passione in comune a giorni e giorni in comune, fino a tessere una trama che lega persone di età e paesi diversi insieme nei mesi e negli anni.

I branchi sono cose preziose. Quando cresciamo, ci insegnano che l'amicizia è una cosa da ragazzi e ci dicono che da adulti ha meno peso, che si fanno coppie e famiglie e ci si perde. Hanno torto. Non si tratta di destino, ma di scelta. Nei miei giorni di branco ho imparato a diffidare dei futuri a due o a tre, a credere a una vita in tanti, dove molte mani vengono a sollevare e stringere, molte voci vengono a dare consiglio, molti sorrisi a dare sollievo. Dentro ai branchi ci trovi l'amicizia e anche l'amore. È un amore allegro, quello che vive dentro il branco. Un amore che accetta un posto a fianco agli altri, senza voler per forza sempre venir prima.

Sono i branchi che ti portan fino in cima. Ad essere qualcuno insieme agli altri. Ad essere te stesso dentro il mondo. Un mondo fatto di altri che son loro, ma sono in fondo in fondo anche un po' tuoi. Questo è stato un altro grande dono della roccia, quelli di darmi proprio il branco che vorrei. Lì dentro, anche quando è dura ed ho paura, riesco lo stesso a pensare che in fondo è tutto ok.