Dopo mesi di paralisi, boulder casalingo, allenamento delle dita e tante, tante fette di torta, sembra quasi che tra poco si possa ricominciare a uscire. Il momento che aspettavamo è arrivato! La montanara e il montanaro sono elettrizzati come al primo appuntamento galante in prima superiore. A lui tremano le mani, a lei si annoda la gola. Lanciano occhiate melense al profilo del monte fuori dalla finestra, scoccano seducenti sorrisi al bosco. Mi vorrà, non mi vorrà? Le farò buona impressione? Sarò capace di comprenderla, di ascoltare i suoi bisogni? Saprò tenerle testa ed esserle da pari?

Certo la situazione è un po' più seria che a quel primo appuntamento. Per cominciare, stavolta l'oggetto del desiderio è circa milleduecento volte la tua altezza. Ed è quel genere di tipa che non è proprio il caso di far incavolare. Il rischio, se non leggi bene i suoi segnali, non è di ricevere un due di picche, ma di perdersi e vagare per decenni tra paludi, crozzi e crepacci. Il rischio, se non sei alla sua altezza, non è di rendersi ridicolo, ma di esalare l'ultimo respiro a metà salita, in mezzo al nulla, magari con il buio che scende. Se la montagna ti rifiuta, non puoi consolarti al pensiero che ne troverai un'altra. Il montanaro e la montanara sudano senza ritegno. Mi amerà ancora, com'era un tempo?

Nel frattempo, ci sono anche altri problemi da affrontare. Come padri impiccioni e madri gelose, nuovi e antichi nemici si frappongono tra noi e la nostra amata. "Si può uscire, ma solo a piedi". Centinaia di montanari cercano su Google Maps la distanza a passeggio fino al Brenta. Ok, sono quattro giorni, otto ore e quaranta minuti di cammino. Cos'è che dice, il decreto, sul campeggio?

"Si può uscire, ma solo nel comune". La gente di città si butta su Wikipedia a studiare i confini cittadini, pianificando spedizioni di tre giorni a concatenare tutte le collinette pelate dietro casa. "Ma tu li hai sempre schifati i monti qui intorno! Non dicevi che se non passi mille metri di dislivello, è meglio che resti sul divano?". "Mille metri? Nooo, duecento! E in lunghezza, mica verso l'alto! Ecco, guarda, questo il piano: domani partiamo da casa, saliamo verso il monte della discarica, conquistiamo la vetta dell'antenna parabolica, scendiamo il canale dell'acquedotto, ci caliamo in doppia dal ponte della ferrovia, due morsi al panino ammirando la zona industriale e poi, ad anello, rientriamo per la pista dell'ospedale di malattie infettive". "Eh, no, da lì non possiamo passare!". "E perché, scusa?". "È una pista ciclabile! Sono ancora chiuse, ci fanno la multa!"

Il dramma massimo, è quello sull'arrampicata. Qui l'incertezza è totale, paralizzante. Andare a scalare è difficile quanto uscire per un appuntamento con una persona che potrebbe non solo essere disinteressata, ma anche morta, immaginaria o uno sogno erotico proibito alla Chris Sharma. Probabilità di successo: zero. Gli scalatori si affannano sui social, disperati, domandando a chicchessia un responso: ma a scalare, si può andare o no? Le risposte sono molte e tutte vaghe. "Sì, ma solo in free solo." E solo roba alta, che se cadi non devi farti male che altrimenti sovraccarichi gli ospedali. Meglio le pompe funebri, che tanto quelle anche se fanno aspettare qualcuno, non è grave. "Sì, ma solo tenendo i due metri di distanza." E se volo da basso e finisco addosso all'assicuratore? Lì dipende da lui, può anche darsi che non si prenda il rischio e non ti blocchi. "Sì, ma solo se è attività sportiva e non ludica." Traduzione? Sudore e lacrime, e neanche una soddisfazione: se ti diverti la polizia lo sente dall'odore e son dolori.

La montanara e il montanaro si rassegnano, sconfitti. Si torna al piano della trans-quartiere commerciale, con variante sui binari del tram.

Ma quello che è vero è che, in fondo, non importa. Perché abbiamo tanta sete di bosco, che ci va bene anche una macchia spaurita di castagni. I monti dietro casa, sono belli come le catene del Tibet. Le piccole punte tonde, più affascinanti dei picchi visti solo nei film.

Oggi sono uscita a Trento, lungo l'Adige, a passeggio nella mia città. E ho pensato ancora una volta a quanto abbia fortuna. Non ho un giardino, non ho un balcone, non ho neanche una grande casa luminosa. Ma qui fuori c'è una vista strepitosa. Le montagne che accarezzano le nubi. Il sussurro del fiume, la costa del monte, la valle che si apre come la scollatura di un vestito a mostrare il petto azzurro e morbido del cielo. La città sfuma piano piano dentro il bosco. Le strade diventano sentieri. L'asfalto diventa suolo, il suolo erba.

Questo sarà il bello, adesso che possiamo. Camminare lentamente, preda di quello stupore. Tornare, come la prima volta, a non capire. A sussultare di gioia e di calore. Ricominciare da capo a conoscerci, a scoprirci. Con tutto quello che abbiamo di nuovo e vecchio da dirci. Cammino nella sera, sono in piano. La schiena nera della montagna stesera l'accarezzo con la mano.