Oggi vi parlo di ciaspole. E la prima cosa che ho da dirvi è che il correttore automatico mi dice che questa parola non esiste e non me ne stupisco. Neanche io, tre anni fa, l'avevo mai sentita nominare. Al massimo, da brava emiliana, avrei pensato ad un nuovo tipo di pasta fresca.

Ho sempre odiato la neve. Della neve a Bologna ho già scritto e non è il caso di approfondire l'argomento. Per il resto, la montagna in inverno era per me una completa sconosciuta. I miei genitori sono uno sardo, l'altra molisana. A nessuno dei due era pertanto mai venuta la bizzarra idea di portare la prole in settimana bianca, a congelarsi i piedi e dilapidare il patrimonio famigliare in ski-lift e patatine fritte. Il risultato è che non so sciare. Arrivata a Trento, speravo che questa incapacità mi tenesse al sicuro da qualsiasi malpensata proposta di sport invernali. Ah ah. Illusa.

Gamba torna dal suo viaggio in Sud America che l'inverno è alle porte. Nel frattempo, questa sciocca Principiante ha iniziato a scalare e, per qualche misterioso motivo, questo significa che oramai è una di loro: i montanari. Non appena atterra, Gamba mi fissa con gli occhi che brillano: "Adesso sei SPORTIVA! Ti piace la montagna! Andiamo sulla neve insieme!". Pare che dieci mesi consecutivi d'inverno in entrambi gli emisferi non le siano bastati, Gamba ha la bava alla bocca ogni volta che guarda il monte Bondone. Io, con condiscendenza, tiro fuori il mio asso nella manica "Io non scio, Gamba".  Lei sogghigna ed estrae dal bagagliaio un oggetto minaccioso, pieno di denti di ferro come una grande grattugia per fantasiose torture medievali: "Tranquilla! Tu mi segui con le ciaspe!!!"

Eccallalà, incastrata. Tu non sai fare una cosa? E questi si inventano un altro modo per fartela fare lo stesso, a patto ovviamente che sia faticosa, all'aperto e in pendenza. E quindi ecco l'avventura: andiamo sulla neve in Bondone, ma visto che è 'na gitarella da pensionati, la rendiamo più interessante andandoci di notte. Partiamo alla ventura insieme a un amico, una cugina americana e un cagnolino.

Arriviamo in Bondone, è buio, fa freddo. Le bizzarre grattugie multicolor finiscono sotto i miei piedi ma io ovviamente non sono capace di infilarle, me le chiudo su un piede, bestemmio, Gamba finisce per mettermele lei, a gattoni nella neve. In piedi mentre lei mi calza, mi sento un po' Maria Antonietta di Francia con in testa un cappello sfigato col pompon invece di una tiara di diamanti. Finalmente, partiamo. La salita non è dolce. Dopo i primi quindici minuti ad arrancare verso l'alto, con Gamba che continua a ripetere "Poi spiana!", ci fermiamo al primo rifugio per due bombardini (a testa). Rinfrancati e un po' storni ricominciamo la salita. Io arranco come un cagnetto appena nato, mentre il cagnetto vero se la cava decisamente meglio. Non tanto bene neanche la cugina americana, però, cosa che mi conforta. Quando la luce delle piste ci abbandona e spunta qualche mugo mezzo sommerso dalla neve, accendiamo i frontalini. Devo ammettere che l'atmosfera nella notte illuminata dal fuoco freddo e basso della neve è mozzafiato. Al posto di calare dall'alto, la luce sorge dal terreno come una nebbia candida e accesa. In quel lucore, i corpi bui dei miei amici sembrano bestie misteriose di qualche strana leggenda. Abbiamo preso il ritmo e scivoliamo verso l'alto senza più parlare. Non so gli altri, ma io mi stringo tra i denti un grido di gioia che mi sta piano piano riempiendo come acqua che sale. Gamba mi punta il frontalino in faccia a cercarmi quello che sa di trovarci: il sorriso estatico della Principiante quando scopre nuovi modi di essere in vita. La luna scioglie i cristalli di ghiaccio sugli aghi dei pini, le stelle indicano una via che non sappiamo leggere.

Arriviamo in cima, è tardi, dobbiamo scendere subito. Gli sciatori strappano la pelle da sotto gli sci, la cucina americana si pianta sotto il sedere una padellina di plastica. Gamba me ne offre una ma cambia idea dopo un paio di prove fallimentari con me che mi ribalto su ostacoli inesistenti e le ringhio in faccia con la furia di un pittbull "Se mi sfascio un ginocchio e non posso più scalare, non ti parlerò mai più!". In pena per la nostra amicizia, Gamba desiste, infila la malefica padella di nuovo nello zaino e mi guarda preoccupata "Ce la farai a venire giù da sola?". Io annuisco fiera. Gamba e amico sciatore partono leggiadri, il cagnetto segue a lingua sventolante nell'aria, la cugina slavina giù schiena a valle, ma con l'aria di divertirsi un sacco. Resto sola sulla neve.

Sulla neve. Non sono mai stata sulla neve di notte. Non sono mai stata sola sulla neve di notte. Mi sale dentro la gola una sensazione grande come la montagna. La inghiotto forte e comincio a camminare verso il basso. Le ciaspole mordono la neve e mi sembra di camminare sulla luna. La pendenza aumenta, le ciaspole mordono più a fondo, resto attaccata al suolo. Posso camminare sul muro di neve. La sensazione che ho in gola cresce e cresce, mi frizza dentro come pepe e bollicine, mi fa girare la testa. Sono sola, su una pista di neve senza luce, dentro una notte d'agata tempestata di stelle e cammino tutta storta verso valle. I passi si fanno più lunghi e più veloci. La camminata si fa piccolo trotto, poi energica marcia, infine intossicante corsa a balzelloni. Infilo le racchette sotto le ascelle e corro a valle, smile a un saltellante polletto entusiasta. Guardami, monte! Volooooo!

E poi, ovviamente, volo sul serio, di faccia sulla pista. Hai le ciaspole ai piedi, Principiante. Non sei improvvisamente diventata Spider Man. Ma quando il polletto dell'entusiasmo ha preso il volo, non basta qualche caduta per abbatterlo. Mi rialzo e ritorno a correre, volo per terra, rotolo, mi rialzo e corro. E poi, visto che tanto Gamba e gli altri sono lontani e non potranno giudicarmi, gridacchio un po'. Qualche squittio di entusiasmo, che in montagna non si strilla. Qualche squittio di entusiasmo perché sono sola, è buio, c'è la neve e io sto imparando a volare.