Oggi voglio parlarvi di una cosa un po' personale. E questa cosa così personale è un'estate. Non pensate che non ci sia nulla al mondo di più personale di un'estate? No, direte voi magari. L'estate è una stagione, non un sentimento. E magari c'avreste ragione. Ma magari avreste torto. Per me non c'è nulla di più sentimentale di un estate. Alcune estati più di altre. Quella 2017 più di tutte.

Quale migliore inizio, per un estate memorabile, di sole a catinelle e fiori in boccio? Ecco, no. A giugno del 2017 a Trento c'è stato un tempo infame. Il creatore aveva evidentemente deciso di meritarsi tutti gli appellativi poco lusinghieri che la popolazione locale gli rivolgeva quotidianamente facendo temporali a giorni alterni. Cioè, non proprio a giorni alterni. Più precisamente, ogni quattro o cinque. La settimana si svolgeva come segue. Il lunedì albeggiavano azzurri cieli infiniti. Martedì il sole spaccava le pietre. Mercoledì i miei colleghi urlavano "Voglio andare a correre nei porcoboia prati!". Giovedì tenere nuvolette paffute e trasparenti giocavano con il tramonto. Venerdì il cielo s'increspava e le nuvolette diventavano nuvoloni. Alle tre di pomeriggio, quando si usciva dal lavoro saltellando e urlando "Libertà!", una grossa goccia fredda ti si spiaccicava su una guancia nel cortile dell'ufficio. Tempo di arrivare a casa e c'era il diluvio universale. Così gli appellativi per il Padre Eterno viravano da sgarbati a profondamente offensivi, quello si arrabbiava ancora di più e pompava i tuoni in un crescendo da tifone.

La frustrazione dei trentini cresceva. Noi si voleva andare a correre per i porcoboia prati e fuori c'era l'uragano Katrina. La popolazione ripiegava sull'unico altro hobby oltre alla montagna: il vino. A giugno del 2017 ho visto gente rotolare sotto il tavolo alle tre di pomeriggio. Chi si era stancato di bere assaltava la palestra di arrampicata. I ragazzi all'ingresso impallidivano davanti a mandrie di scalatori frustrati, con gli ormoni a palla da stagione degli amori che fermentavano nell'aria umida.

Finalmente arriva Luglio, il creatore si distrae e resta bel tempo dieci giorni. Da lì il meccanismo è rotto, la ruota si sfasa, piove durante la settimana e soleggia nel weekend. La popolazione intera di Trento si lancia sulle montagne all'urlo di "Dislivello SUBITO!". L'estate può cominciare. C'è chi dice che non c'è piacere più grande di un piacere rimandato. Be', in questo caso c'hanno ragione, perché quell'estate ce la siamo goduta eccome.

Vero è che c'è stato un ingrediente segreto di riuscita. Insieme agli acquazzoni, giugno mi aveva portato un grande dono: un amico speciale. Uno di quei trentini con ascendenze isolane che il marchio del Principiante non se lo scrolleranno mai di dosso. E così non si libereranno mai, neanche a ottant'anni, di una placida e potente voglia di vivere. Con la sua lentezza leggendaria, una vaga imbranataggine e una sotterranea e imprevedibile allegria, il Bradipo è entrato nel mio giugno. Era così piacevole stare con lui che, semplicemente, tutti gli si avvicinavano. Come per magia, quell'uomo mite che non ci mette mai meno di quarantacinque minuti a fare lo zaino è diventato il paladino di un raffazzonato gruppo di montanari e principianti. A giugno ci siamo conosciuti, la pioggia ci ha portato intorno a un tavolo, ci ha fatto chiacchierare, dividere cene e birre e sogni d'avventura. Nell'incavo umido di quel mese mancato abbiamo immaginato insieme un'estate da leggenda. E quando è arrivato il sole, eravamo pronti. Abbiamo alzato il naso, annusato l'aria, ululato forte e siamo corsi fuori.

Tutto il resto è stato montagne, falesie, arrampicate, corse, tuffi nel lago, cene nel bosco, lucciole e bottiglie vuote. La vetta di una montagna russa dentro al sole. Ogni giorno alzarsi con una rondine nel petto che sbatte le ali a ogni colpo di cuore. Ogni giorno i polmoni che crescono per inghiottire più aria e più felicità. Io, il Bradipo, Disprezzo e altri lupacchiotti estivi abbiamo scalato male, volato a testa in giù, ballato sotto la pioggia, arrancato dentro il fango, dormito un paio d'ore a notte, guidato tutta la notte, rischiato il collo e il cuore. Ci proteggeva un incantesimo di amicizia e invulnerabilità che si sarebbe spezzato, nell'inverno. Ma l'inverno era lontano e il sortilegio teneva. Camminavamo tra lucciole e stelle.

Quell'estate non voleva interruzioni. In vacanza tre giorni con i miei amici d'infanzia gli parlavo solo del mio branco, li ingozzavo delle nostre avventure. Sono tornata e il lago di Lavarone con Aspirina brillava più del mare. L'immagine di quell'estate sono io che nuoto di fianco ad una barca a remi e qualcuno mi tira una bottiglia di birra non filtrata. L'ho acchiappata e bevuta pinneggiando e ne vado molto, molto fiera.

A metà di quell'estate, quando l'incantesimo era al suo apice più sfrenato, ho anche conosciuto una persona. Chi ha letto i post precedenti intuirà subito che si tratta del maschio più selvaggio e puzzolente del gruppo. E che, per questo, è diventato il mio moroso. Ma quella di questo ragazzo, che chiameremo la Bestia, è un'altra storia. Diciamo solo che è stato un altro, leggendario tuffo a capovolta di quell'estate. Se sia stato il più sconvolgente di tutti o meno, non lo so e non lo dico.

Avete mai vissuto un'estate simile? Sono sicura di sì, anche voi ne avrete da raccontare. E dopo tutto questo, un poco vi ho convinto? Le estati non sono forse sentimenti? Non è in fondo nelle estati, che diventiamo quello che siamo?