Questa settimana è un po' speciale. E non tanto perchè ha fatto bel tempo e io non potevo andare a scalare, o perché il pericolo valanghe era basso e io non potevo andare a ciaspolare. Piuttosto, è speciale perché c'erano altre cose da fare. Cose che si fanno solo in questo tempo dell'anno. Insomma, oggi vi parlo del Natale.

Innanzitutto il Natale dovrebbe essere un po' la festa di tutti noi (principianti) montanari, e non perché anche se abbiamo trenta e più anni ci comportiamo come se andassimo per i dodici. Piuttosto, perché il mondo si ricorda all'improvviso dell'esistenza delle montagne. Dopo mesi in cui "il Trentino è quella regione in cui, Trento-Trieste", in tutta Italia la gente comincia a fare gli occhi dolci a foto di casette con il comingolo che fuma. Cresce l'appetito per torte di mele e salsicciotti tedeschi. Tutti si scoprono dentro una subitanea voglia di nevischio. La gente si porta in casa le conifere.

E allora comincia il grande esodo invernale, orde di persone si mettono in macchina verso il nord, folle si riversano sulle pendici delle Dolomiti, eserciti rialgono in massa la bassa Valsugana, squadroni conquistano Fiemme, cortei invadono i mercatini di Ranzo, treni e pullman vomitano moltitudini su Trento, Bolzano e San Candido causando un misto di disgusto e panico tra i montanari abituali. All'improvviso, dopo stagioni in cui Trento dopo le sette di sera è così vuota che ti aspetti oltre ogni angolo un attacco zombie, per farti largo in centro devi procedere a spallate. Anche nelle peggiori bettole non trovi più una sedia per pranzare. Ovunque spuntano baracchini che mischiano risciacquatura dei piatti, vino scadente e due cucchiai di cannella in polvere e la spacciano per vin Brulè. Per qualche inspiegabile motivo, negozi che vendono ogni tipo di merce propongono ai clienti pupazzi a forma di nani con grandi cappelli calati fino al naso. I bar tengono perfino aperto la domenica. I ristoranti però continuano a chiudere alle due.

Insomma, il Natale porta la gente a Trento. E potete dirne quello che volete ma la città diventa bellissima davvero. Sotto i ciuffi verdi delle ghirlande, le librerie profumano di zenzero ed inchiostro, le botteghe di tisane alla mela e legno fresco, i bar di cioccolata e pepe. I montanari si riuniscono per cene chiassose e poi fuggono per mattinate solitarie in Lagorai che resta inviolato, lontano anche dagli schizzi più esuberanti della schiuma fracassona delle feste. Il silenzio è ancora più pieno, dopo il clamore. L'allegria della festa si posa, a scintillare di gioia nella neve.

Insomma, quassù Natale è invasione ed allegrezza per un mese. Poi però si arriva ai giorni della festa, quando tutti tornano a casa e, ancora una volta, la città si svuota. Montanari e principianti vanno alle famiglie, che li accolgono con rassegnazione ogni anno più selvatici dell'anno prima. Mamme rattoppano braghe insanguinate e strappate da rovi e rocce. Nonne sorvolano su capigliature di stile e pulizia ostrogota. Amici di famglia balbettano scuse per uscire dalla stanza mentre tu succhi la testa di un capretto. Mamma ti supplica di non sfidare tuo cognato a una gara di sputi per risolvere le vostre controversie politiche.

Almeno portiamo un vento di novità nelle solite conversazioni. Scusa babbo se non metto mai l'anello che mi hai regalato. È che poi magari mi scordo di toglierlo quando scalo e mi si trancia a metà il dito. Scusa zio se non posso venire al tuo matrimonio. In quel weekend sono in vacanza con i miei amici che vivono in furgone. No, mamma, anche quest'anno niente figli. Stavo pensando però di prendermi tre capre.

I miei amici di certo non sono da meno. La Variante non si toglie i ramponi neanche sul parquet della zia. Disprezzo ha portato i suoi cani sgozza-umani al pranzo della vigilia. La Principiante risponde a rutti alle battute razziste degli amici di famiglia. Gamba offre caramelle alle foglie di coca alle nipotine. Aspirina bestemmia davanti al prete ma, per lo meno, il suo moroso non farà alcuna figuraccia, perché tanto non parla con nessuno. La madre della Bestia è riuscita a dissuaderlo dal comprare un trapano per la nipote appena nata.

Questo Natale, ho sentito la gente scambiarsi consigli su come forgiare coltelli. Ho sentito dire che spaccare legna è una forma di meditazione. Ho visto persone buttare orologi e tenersi la scatola di latta perché gli serviva per conservare i cacciaviti. E ho avuto la conferma di una cosa. La tua famiglia finisce per accoglierti anche se ti presenti a casa in scarponi pieni di letame. Dicembre è bello anche se incontri gente con i mocassini nei boschi. Trento è magica come un sogno d'inverno anche se è piena di turisti beoni. E il Natale mi fa tornare una bambina di sette anni che alita sul vetro della finestra per aggiungere alla campagna emiliana il profilo di un monte che non c'è. Solo che adesso è lì. E anche quello è una meraviglia.

E insomma, a me il Natale in fondo in fondo, piace. Solo il vin brulè continua a far davvero schifo.