Vi ho parlato del Sentiero dei Contrabbandieri. Della roccia bianca, del Garda di zaffiro, delle perfette vene minerali. Vi ho detto anche di come a risalire stavo per rantolare via la vita e di come sia seguito altro, in quella giornata. Dell'altro vi parlo oggi, in questa altra giornata, ora freddissima, di sole. In questo Dicembre perfetto riesumiamo l'estate, cosa ne dite? Seguitemi sul Garda, ad Agosto.

Avevamo fatto il sentiero dei Contrabbandieri, che era bellissimo ma poi a risalire fino alla macchina era una faticaccia infernale. Io avevo un sonno pazzesco, perché erano tre giorni che dormivo nel letto singolo della Bestia, dato che tre giorni prima mi aveva invitato per cena e non ero più tornata a casa. La giornata era caldissima, il sole batteva come un maglio da fabbro in testa a turisti ed autoctoni e noi quattro eravamo sudati da far schifo e inzaccherati di terra secca appicicata di sudore. Sul Lago di Garda. Insomma, chiunque si sarebbe aspettato, in un momento del genere, che la mossa successiva sarebbe stato un bel bagno al lago.

E invece.

Il capobranco quel giorno era un amico di cui ancora non vi ho parlato. Si tratta del nostro apripista, un montanaro brusco e risoluto, con la tendenza al comando e una pessima capacità di valutazione delle abilità altrui. Pessima del tipo che per la passeggiata con gli amici che vengono dalla città, propone il ghiacciaio del Cima d'Asta. Che quando accompagna in montagna le amiche di pianura, le porta a inerpicarsi sui ghiaioni fangosi che in inverno diventano piste nere da sci. Che per rilassarsi la domenica, improvvisa esplorazioni di fiumi in piena su ponti da Indiana Jones e il Tempio Maledetto. Il nome d'arte con cui lo chiameremo sarà La Variante. Ed il perché della scelta è presto detto. La battuta tipica de La Variante è "Seguiamo questa traccia che facciamo prima". La frase viene pronunciata di solito negli ultimi dieci minuti di un'avventura sfiancante, dopo che il gruppo ha scalato monti, disceso fossi, guadato fiumi e fuggito tori. Quando ormai la fine non sembra così distante e già assapori l'dea dellla tisana calda tra le risate avvinazzate dei vecchietti del bar in fondo alla valle, la Variante propone una variante. E no, non sarà che facciamo prima. Da lì in poi sarà tutto un saltellare tra pietre mobili, infilarsi in mezzo ai rovi, calarsi dentro a dirupi spaventosi, trasformando anche la gita della domenica in una gara di sopravvivenza alla Die Hard. Dopo ore di corso di sopravvivenza, arrivati infine salvi per miracolo alla meta, invece che chiedere scusa, La Variante finirà per incazzarsi perché il sentiero era semplice, sono i suoi amici ad essere incapaci!

Quel giono, la Variante non aveva ancora proposto una variante e tutto sembrava stare andando per il meglio. Vero è che la Principiante stava per morire nella risalita, ma la Variante aveva tirato fuori uno shot di succo multizuccheri-multivitamine a base di ginseng ed ecstasy e, con quello sparato in gola, in qualche modo ero riuscita ad arrivar su. Ma lì arrivò l'inghippo: no, niente, lago di Garda. "Ma come?" piaggnuccola la Principiante "Ma l'acqua fresca, la spiaggia con i sassetti bianchi, il gelato, le papere?". La Variante non ha niente contro le papere. È la gente che gli fa schifo. "Ci sono le persone" sibila "urlanti accenti impronunciabili, sbrodolanti crema solare, ciabattanti flipflop coi delfini, ruminanti solero appiciaticci, radiotrasmettenti pocherie reggetton. Niente lago di Garda."

Niente Lago di Garda. La Bestia annuisce trucidamente, senza aggiunger parola che il suo sodale ha già detto tutto sul decimo girone dantesco chiamato Malcesine in cui i dannati rosolano sul pratino verde. Si monta in macchina. Si suda. Si gronda sui sedili. Si aprono i finestrini. Il nu metal norvegese prova a portare un po' di refrigerio, ma riesce a portar solo il mal di testa. Eppure alla Principiante è stato promesso un bagno e un bagno avrà! Si guida alla volta di Lases, che è un lago piccolo, senza spiaggia e ritirato: la variante proletaria ed accettabile del turismo trentino estivo. Eppure è Agosto, anche a Lases ci stanno i tedeschi, anche a Lases le ragazze con l'olio abbronzante. E poi ci siamo noi.

Noi che arriviamo in quattro con un solo asciugamano. Che appendiamo gli zaini ai noccioli coi rinvii. Che ci togliamo la maglia e crolla giù una frana di sassolini e terra. Che andiamo a far sanguinare nel lago le ginocchia peste. La Bestia, che se mette i piedi in acqua, almeno questo mese si è lavato. Il Bradipo, che finisce il panino al salame e lardo pinneggiando tra le anatre. La Variante, che si tuffa innaffiando signore e risucchiando bambini nel gorgo. La Principiante, che ha un costume succinto di tre anni fa, e sotto gli scarponi ancora ai piedi.

E anche oggi, siamo stati quelli strani. E anche oggi, siamo stati quelli insieme. Che quando ci siamo tutti, qualunque cosa succeda, stiamo bene. Che ci muoviamo sempre al centro della scena. Che nessuno ci bada e ci sentiamo lo stesso i re del mondo. Che nessuno ci vede e ci sembra lo stesso che ci siamo solo noi. Che ci sembra che siamo noi gli eroi. Che siamo dalla parte giusta, che siamo i buoni, quelli speciali, amici. E invece, siamo solo felici. Siamo solo un gruppetto ridicolo, con indosso roba orrenda, e ci sembra di star scrivendo la leggenda.

Estati d'oro, inverni di cristallo. Stare dentro a questo sogno con voi, ma quant'è bello?