Oggi voglio parlarvi di come si fa a migliorare ad arrampicare. Solo che io non l'ho ancora capito. Ci sono elementi che mi sono chiari: scalare tanto, sfidare la paura, allenarsi. Sono tutti elementi difficilissimi. Ma ce n'è un altro che, secondo me, è ancora più importante. Avere vicino le persone giuste.

L'arrampicata è una bella fregatura. Sì, perché quando inizi è tutto bellissimo. Vai a scalare e sei sempre felice. Dopo un mese, da mestolata di purè spiacciata sulla parete, diventi una patata lessa. Passan due mesi e la patata diventa cruda, molto più dura nei punti giusti. Ancora un po' e la patata mette zampette e coda, in una nuova versione dell'evoluzione che manco Darwin. A forza di salire verso l'alto, le zampette si trasformano in manine, le manine in ammassi di calli, i calli in protuberanze capaci di stringere cose e di rimanerci attaccate. Sei in estasi: stai migliorando a bomba! Altro che quei mesi passati a batter culate sulla neve con lo snowboard! Sei chiaramente un talento naturale: un paio di mesi e già scali sui quinti!

Già ti vedi sulla cima del Capitan in Yosemite. E pensa quanti anni sprecati in innumerevoli tentativi precedenti di trovare un hobby e fare una vita più sana! Quante ore passate a correre lungo il fiume ansimando che parevi uno schnauzer tisico, con le signore-settantenni-nordic-walking che ti superavano con commiserazione. O a sputare sangue nella puzzolente palestra pesi sotto casa, con innumerevoli versioni di Despacito che ti trapanavano le orecchie. Magari hai provato il tai chi, il qui-gong, il kalaripayattu. Magari hai perfino mangiato quinoa. E dire che era proprio lì, sotto il tuo naso! Un'attività che non ci pensi neanche che stai facendo fatica perché è tutta un'altra cosa: non solo uno sport, ma una passione, non solo una passione, ma una Via. Eh. All'inizio è tutto bello, no? Poi vengono le legnate.

Arrivi a un grado di difficoltà che fai e rifai. E non migliori mai. Fino a lì, questa serie di gradi sembrava una scala da salire ogni giorno, da lì in poi ogni grado è separato da un baratro con fossato largo due miglia e fitto di alligatori. Cadi male, ti spaventi, magari hai qualche primo piccolo infortunio. Gli amici ti portano in falesie nuove, dove c'è uno spit di assicurazione ogni sei metri e al posto di sorridere ti trovi a piagnuccolare come un bassotto lasciato fuori dalla macelleria. Possibile? ti dici. Non era tutto bello e facile? Non ero nato per far sta roba qui?

Boh. No. Magari sì. Magari solo nella testa. Magari solo nella passione. Magari anche dappertutto, perché il punto non è quanto sei bravo: è che le legnate arrivano per tutti. L'arrampicata ti corteggia facile, suadente. È una maestra nella seduzione. Ti mostra i denti solo quando ormai sei suo perdutamente. Ti mostra i denti solo quando ormai lo sa, che non la lasci più.

A me li ha mostrati dopo un anno. Dopo una caduta a testa in giù di cinque metri. Dopo un grado, 6a, che non riesco tanto a superare. Dopo che la paura ha fatto un nido buio dentro il mio petto e quando scalo ora ho una battaglia nelle dita e una nel cuore. E allora, come si fa a migliorare? La mia ricetta è una di quelle un poco paracule. Una di quelle che van bene tutti i giorni. Una di quelle più da fortuna che da bravura. La fortuna che mi ha dato gli amici giusti.

Io scalare per me stessa, con solo me stessa in testa, non ci riesco. Nulla di male, ma non son fatta così. Scalo se sto bene col mio gruppo. Scalo se a scalare siamo "noi". Di alcuni amici vi ho già raccontato. Ma oggi voglio presentarvene uno nuovo. Uno di quegli amici che ti tengono la mano prima ancora che tu allunghi la tua. Uno di quelli per cui, sia come sia, sei sempre bravo.

Questo amico lo chiamiamo Gogol Mogol. Google dice che il gogol mogol è un dolce russo a base di tuorli d’uovo, zucchero aromatizzato al miele, vaniglia, cacao o rum. E questi sono gl'ingredienti anche del mio amico. Gogol Mogol è russo, dolce di miele, forte di rum e sarcastico al cacao. È anche preciso come una ricetta antica: l'arrampicata per lui è qualcosa di scientifico. Gogol Mogol studia i problemi, pensa e mette in pratica. I suoi riscaldamenti sono un capolavoro di architettura ginnica. I suoi tentativi su roccia, accurate danze. Se non riesce a fare qualcosa, non s'incazza ma riflette. Presta attenzione ai mignoli, al ginocchio, al piede. Poi riprova e, di solito, ha successo. Se non è così, è tempo di studiare ancora.

Gogol Mogol non è solo preciso per se stesso. È preciso anche per chi ha a cuore. E così, fa una cosa incredibile. Gogol Mogol ti studia mentre scali. E studiandoti, si accorge di ogni cosa. Il piede nel punto sbagliato, un allungo di braccio poco esteso. Una spalla che rischia un infortunio. Uno sguardo basso che indica sconfitta. Un contrarsi di fronte che dice che sei triste. Gogol Mogol riflette. Ti consiglia come provare diversamente. Anche se lui è due metri e io uno e mezzo, si immagina come si sta dentro il mio corpo e come ci si possa stare meglio. Gogol Mogol ti aiuta ad arrivare in cima. Prova i passi che a lui non servono, perché possono servire a te. Gogol Mogol riflette su di te.

E non solo, ti guarda. Lui ti vede. Si accorge di cosa non va prima che accada. Viene a prenderti se vede che stai male. Viene a prenderti nel senso che ti parla. Ti sorride e ti dice "Basta così. Se provi ancora questo blocco, ti fai male. Vieni, facciamo insieme un'altra cosa. Andiamo ad essere allegri, invece che tristi." È gente così che ti porta ad andare avanti. Non soltanto nel tiro, ma più in alto. Più in alto della falesia, più in alto del monte. È questa la mia ricetta segreta per la vetta.