Oggi vi parlo di una cosa molto scocciante. E questa cosa così scocciante è una stagione. Quella in cui siamo, per la precisione. L'autunno. Ecco. C'è gente che dice che scalare in autunno è bellissimo. Anche quelle persone sono molto scoccianti. Scalare in autunno è una pena.

Ma andiamo con ordine. Per prima cosa, la gente che scala scala in tutte le stagioni, giusto? Giusto. In primavera quando si scioglie la neve e i sentieri diventano fossati coi coccodrilli che ti si spalancano sotto pronti ad ingoiarti. In estate quando si liquefa la roccia e non tieni più neanche le fettucce dei rinvii per quanto ti sudano le mani. In inverno, quando ti si attaccano le dita sulla roccia ghiacciata che sembra di scalare sui polaretti e quando voli ti infili dentro alberi pieni di neve. E per questa ragione, gli scalatori scalano anche in autunno. E quindi oggi vi racconto la storia di ordinaria follia di un branco che va a scalare in novembre.

La mattina comincia malissimo. Sono le otto e la Bestia, che di solito rifiuta una sveglia prima delle 10.00, mi desta scuotendomi con vigore. "In piedi. Dobbiamo andare a scalare." Fuori è buio pesto e volano i pipistrelli a frotte. Io mi lamento e la Bestia si veste. Io piagnucolo e la Bestia prepara lo zaino. Io mi rotolo abbracciata al cuscino e la Bestia fa su la corda. Io tumulo la testa sotto il lenzuolo e la Bestia perde la pazienza e mi strappa di dosso il piumone.

Elencando i diversi crimini contro l'umanità riconosciuti anche come crimini di guerra, barcollo in bagno. Per scalare in autunno, l'abbigliamento di una Principiante include canottiera, maglietta a mezze maniche, maglietta a maniche lunghe, pile, secondo pile, piumino, guscio, cappello con pon-pon, collo di lana, giacca di capretto nepalese, eskimo della campagna di Russia, tuta spaziale della missione su Marte e paraorecchie di Hello Kitty. La Bestia mi guarda con aria perplessa: "Lo sai che morirai di caldo appena attacchiamo il sentiero, vero?". Falso. Io non avrò caldo mai più. Dal momento esatto in cui mi hai strappato vilmente il piumone di dosso, la mia capacità di avere caldo è terminata per sempre. Finita. Kaputt.

Nel frattempo, gli amici comunicano il proprio status. Ci sono quelli che stanno già partendo, quelli che ci aspettano e quelli che stanno scalando da ore e tra poco tornano a casa perché "per andare in montagna si parte presto". Anche se non si va lontano. Anche se si ha tutta la giornata davanti. Anche se fa un freddo cane e un buio boia. Forza, gagliardi, che si va ad aprire i 5a con il frontalino, alle 4 di notte nella falesia dietro casa. Intanto, Aspirina dev'essere ancora in coma profondo perché non risponde al telefono e viene abbandonata.

Principiante e Bestia riescono ad uscire di casa, raccattano Mastro Sensei e Gogol Mogol sulla strada. Disprezzo non può venire perché, grazie alla sua solita fortuna, dieci minuti fa il suo cane è scappato, lei rincorrendolo è scivolata in un crepaccio, dentro il crepaccio ha incontrato l'ultimo mammut incredibilmente sopravvissuto all'era glaciale e lui, scambiandole per un mazzetto di fiori, le ha mangiato le chiavi della macchina. Partiamo.

Lungo la strada ci fermiamo a comprare il pranzo e finiamo per uscire dal supermercato con quattro chili di lardo pancettato, cinque litri di vino novello e un fenicottero di plastica che piaceva tanto a Mastro Sensei. Attacchiamo il sentiero.

Dopo cinque passi io grondo di sudore ma non mi voglio togliere neanche uno dei miei strati per non darla vinta alla Bestia. Arriviamo alla falesia. Salutiamo i nostri amici mattinieri che se ne stanno andando a passare il resto della giornata al bar del paese e cominciamo a scalare.

Privata dei miei strati, ricomincio a lamentarmi: che freddo. Mastro Sensei, per confortarmi, mi dice che in Siberia alla gente per il freddo gli si congela il naso e poi si stacca. "Per non far congelare naso, si deve strofinare con mano. Allora persone vanno in giro e dicono ad altre persone 'Guarda, tuo naso molto rosso, forse meglio che tu strofini'. E altre persone fanno. È cosa gentile dire. È cortesia. Tuo naso però non rosso, tranquilla." Visto che pare che il mio naso non stia per staccarsi, ho finito le scuse e tocca scalare. Allora comincio a salire e non sento più le dita e le chiudo sulla roccia gelida e non so neanche se mi tengono perché non le sento più, e boh mi tengono anche se non si sente e finisce che a forza di sentire che tengono, finisco per sentirmi molto meglio.

Il freddo non passa, il sonno è passato, passa anche il tempo e rimane incastrato dentro una manica di bosco e rocce, foglie aranciate, foglie brunite, foglie di pepite arrugginite, foglie che muoiono in un giorno corto, tutto da correre sopra la roccia, sole che scalda ti bacia la faccia, sole che cala e ti abbraccia. Che fatica scalare in novembre. Che fatica scalare in autunno. Che bellezza scalare in autunno. Che bellezza scalare in novembre.

Tra le ombre, ce ne torniamo a casa. È il momento di castagne, un bicchiere di vino rosso e una canzone. In fondo non è fatta proprio per questo, questa stagione?