Che siamo tutti a casa, non devo dirvelo io. Perché ci siamo, neanche, e anzi è meglio che non ve ne parli proprio. Ma non potete chiedermi di non parlarvi di quello che succede ai montanari. Questo post si è scritto praticamente da sé. E quindi oggi vi parlo di Trentenni in Trenteena in Trentino.

Per i montanari la Trenteena, per prima cosa, significa niente montagna. Per gli scalatori, niente scalata. E non è che non ci sia mai capitato, di non poter scalare. Il montanaro pesca nella memoria e ne ricorda qualcuna, di situazioni di quel tipo. Quella volta che aveva la febbre a 39, per esempio. No, non quella volta che aveva la febbre a 39 ma la sua compagna gli ha proposto una vietta facile e allora lui si è messo addosso la canottiera di lana, la maglietta termica, il pile, il doppiopile, il piumino, il guscio, la pelliccia d'orso e poi è andato a scalare lo stesso. In fondo, quando sudi ti sta passando la febbre no? NO, non quella volta. Quell'altra volta. Quella in cui aveva la febbre a 39 perché era andato a scalare con il piumino anche se aveva la febbre a 39, e poi anche la sua compagna ha preso la febbre a 39, e quando è tornato a casa aveva sudato un sacco ma la febbre a 39 non era passata ed anzi, a quel punto era febbre a 41, e si è messo a delirare mentre la compagna con la febbre a 39 gli faceva le spugnature d'acqua fredda, e lui continuava a urlarle addosso "Tieni la corda corta, che la parete è bagnata e mi sta piovendo in faccia!".

Ma questa volta il montanaro non ha la febbre e non può contare sul delirio per immaginarsi di scalare. E non ha neanche così tanto lavoro da arrivare in falesia al buio e doversene tornare a casa a bocca asciutta. E neanche si trova in vacanza da qualche parte, costretto a prendere il sole e a bere birra. Il montanaro è senza speranza: questa Trenteena è proprio una roba nuova, non c'è che dire.

E cos'è successo? Quello che era prevedibile. I montanari hanno dato fuori di testa. Un esempio? Subito serviti.

Sono giorni che ho il terrore di aprire Facebook. Per le notizie drammatiche sul virus? No no. Perché ho la bacheca invasa da culi in tuta che strisciano tra la caldaia e lo stendino della biancheria. Gente in mutande che si appende alla libreria. Gente in canotta che rinvia la maniglia del frigorifero. Gente in accappatoio che traziona il palo della doccia. Che tallona il ripiano dei surgelati. È la nuova moda, montanari quarantenati. Catalogo primavera 2020: la viralità del boxer macchiato.

Nessuno pare immune alla febbre del selfie a testa in giù. Quelli che una volta ti dicevano "Oh, spostati, sei nella fotografia" sembrano aver improvvisamente riacquistato il gusto della figura umana. Soprattutto della loro. Sopratutto se sgranata, sfuocata, straccionata e, ovviamente, sospesa ad almeno venti centimetri dal suolo. Hanno ridipinto la faccia dei miei social media. Dove prima c'erano montagne, corde e ferraglie, ora ci sono putrelle, davanzali e vestaglie. Al posto dalle Cime della Ande, ecco le Righe delle mie Mutande. Si è passati dalle Pale di San Martino alle Falle del mio Calzino. Dalla Paganella, alla Flanella. Dal Sette Selle alle Sette Padelle (di sugo, sugli shorts). Mi sale un'ansia che, invece del Latemar, io vedo solo che Vefatemal. Che poi è un lampo passare da Cima Coppi a Mot'accoppi.

Ma loro vanno avanti, incuranti dei muri portanti, in piena collusione coi chiodi ad espansione. E mentre mariti e mogli belano "Smettila Doris, scendi Franco, che si staccano tutte le calamitine dal frigo", sembrano divertirsi un sacco.

Sembrano divertirsi così tanto, che ieri ho passato mezz'ora a inseguire la Bestia per casa con il cellulare in mano, implorandolo di farmi una foto appesa al piano cucina. "Dai, è per il bloooog" gli urlavo, saltellando nelle scarpette da roccia. "Trovati un altro fotografo", rispondeva. "Ma siamo in quarantena, ci siamo solo io e te qui dentro!". "E presto mi sa che ci sarò solo io". "Dai Bestia, prometto che poi mi ti appendo alle gambe per far peso mentre fai trazioni!" Questa era una proposta che non poteva rifiutare, e adesso anche io ho la mia foto in pigiama di pile a righe, mentre tallono la manopola del gas.

E c'avete ragione, dobbiamo fare attenzione. Che di farsi male non è proprio il momento giusto. Ma una cosa voglio dirvela, popolo dell'ascella pezzata. Popolo della montagna tatuata sul braccio, della birra stappata sul tavolo, della testa piantata non tra le nuvole, ma tra le vette.

Mi avete fatto ridere di nuovo. Mi avete sollevato un po' il respiro. Anche oggi il sole ha quasi finito il suo giro. Le Terre Alte lo sanno, come vanno le cose. Il sole scalda le gemme e schiude le rose. Le montagne restano e il tempo passa. Con le montagne, anche noi restiamo. L'allegria, invece, passa di mano in mano. Mano a mano, questo tempo passerà. Ma se è passato meglio, è anche un poco grazie a voi. Passa una buona serata, uomo del bosco, donna di roccia, ragazzini di erbacce e di comete. Tenete viva la sete. Quando si torna fuori, ne avremmo tanto bisogno. Basta mettersi vicini, farsi un sorriso e tenere vivo il sogno.