Abbiamo parlato di vie a spit e di paura. Ma non abbiamo parlato di vie senza spit. E di conseguenza non abbiamo neanche cominciato a parlare di paura. Perché quelle sì, ragazzi, che son paura vera.

La paura della via alpinistica è tutta un'altra cosa rispetto alla via a spit. Un altro livello. Come spiegare? Provo. La paura della via a spit sta alla paura della via senza spit come l'ansia del primo giorno di scuola sta all'ansia del primo giorno di servizio militare in prima linea nella guerra contro gli Unni mangiatori di carne umana. Tu stai davanti alla via a spit come un bambino introverso che vorrebbe tanto essere a guardare i cartoni animati sul divano della nonna, e invece si trova in una classe di rumorosi, piagnoni, petulanti bulli seienni pronti a lanciare il moccio su chi non gli sta simpatico. Per carità, nessuno dice che sia un bel momento. Ma ammetteremo che, se quel bambino introverso che ama la nonna si trova davanti a una schiera di barbari macilenti armati di ascia bipenne, la situazione è decisamente più grave. Ed è esattamente così che la Principiante si sente davanti ad una via senza spit.

Ma cos'è una via senza spit, in tutto questo? Preferibilmente chiamata via Trad (cioè tradizionale), è una parete di roccia, generalmente in montagna, dove qualcuno ha deciso che c'è effettivamente un modo di arrampicare verso l'alto. Ma poi, invece di trapanare a intervalli regolari per giorni nel sudore e la fatica, per infilare chiodi fatti apposta affinché i successivi scalatori possano assicurare un rinvio, la corda e quindi sé stessi, il tipo se n'è andato sereno a pranzo.

Ora. Ci sono milioni di ragioni validissime per cui non si spitta una via e altrettante ragioni altrettanto valide perché si spitta una via. E io non voglio entrare nel ginepraio degli scalatori amanti o disgustati dagli spit perché, vi giuro, a questa gente quando si entra in argomento gli Unni cannibali di cui sopra gli fanno un baffo. Quindi. Sollevando il giudizio in tutti i modi possibili, torniamo al nostro argomento preferito.

Cioè che le vie trad fanno una paura boia. E questo, per innumerevoli e ben fondati motivi, di seguito enumerati.

In una via trad, le protezioni sulla roccia le devi mettere tu, nei buchi e le fessure che trovi. Se non ne trovi, non metti protezioni e se cadi, muori. Se trovi dove metterle, le protezioni le devi mettere bene. Se non le metti bene e cadi, muori. Se la via è lunga, può capitare che tu finisca le protezioni che hai portato. Nel qual, caso continui verso su senza protezioni e se cadi... Bravi, indovinato.

Ma non finisce qui. Gli spit non sono utili solo ad assicurarsi. Ti aiutano anche a capire dove devi andare quando sali. Se da uno spit ne vedi un altro, bello e brilluccicante nel sole come la promessa che anche stasera tornerai a casa a vedere i cartoni, sai che devi scalare in quella direzione. Nelle vie trad, questa indicazione non ce l'hai. E se scali nella direzione sbagliata, magari ti trovi su un liscione maledetto da cui si staccano pure le lucertole e da cui, ovviamente, se cadi, muori.

C'è gente tra quella che conosco che sa orientarsi sulle vie. Io che non mi oriento neanche in corridoio e che una volta mi sono (letteralmente) persa nel mio liceo, tendo ad attribuir loro doti sovrannaturali. Se e quando mai capitasse a me di aprire una cordata su una via trad, finirei probabilmente su uno sperone marcio come un torrone masticato e sputato da un gigante, belando miseramente "Ma non doveva essere tutto 'facile e godibile salita'"? Incapace di andare su o giù, resterei appesa in attesa della mia sorte, probabilmente finendo per essere visitata nelle ultime ore di delirio dallo spirito dell'apritore che, seduto su una nuvoletta, mi dice "Ma dai, era facile, al terzo mugo dovevi svoltare a destra, salire due metri, girare intorno al tetto-della-morte, fare un traverso di dodici metri a sinistra, alzarti oltre la caverna, costeggiare la frana, battere le mani, sciare, autostop, saluti, saluti, Supermaaaaaan!".

Nel mio caso, più "saluti saluti" che "Superman", è da scommetterci.

E insomma. Le vie trad fanno paurissima. E c'è gente che potrebbe dire che sono belle bellissime, io questo ancora non ve lo dirò perché ne ho fatte poche, quasi sempre da seconda, quasi sempre preda dell'ansia. E poi, è ovvio, alcune erano spettacolari. In altre, è stato spettacolare tornare giù interi.

Ma bello o brutto che sia, passa il tempo e non cambia. All'attacco di una via trad, mi sento sempre uguale. Elettrizzata di energia, straripante di terrore. Un bambino di sei anni davanti a un'armata di Unni. Ma questa è la via, questa la battaglia. Dietro quell'armata ci sono nuove strade, per percorrerle da lì serve passare. E allora, prima o poi imparerò a fare trad anche io. Combatterò la schiera. Non resta che chiedere "è ketcup quello che hai sulla barba?" e sfoderare la spada. Si va a scalare, baby.