Oggi vi parlo del fatto che l'arrampicata fa paura. Perché ad arrampicare si cade. O per meglio dire, si vola. E volare ci spaventa, noi creature senza le ali.

In arrampicata sportiva, quella che si fa in falesia e con le protezioni, volare è normale. Fa parte del gioco. Vola chi è forte e chi non lo è, perché per migliorare bisogna provare e a provare qualche volta si fallisce. Volare in falesia, dove la roccia è chiodata, significa cadere solo un po', tra una protezione e l'altra. Non si arriva per terra, c'è la corda a tenerti.  Eppure, quel salto nel vuoto, lungo o corto che sia, fa paura lo stesso. Ecco perché l'arrampicata non è solo una questione di forza, tecnica ed esperienza, ma è anche una questione di mente e di fegato, di paure e sfide. Oggi vi parlo della battaglia che non si combatte tra i tendini e le tacche della pietra, ma tra il cuore e lo stomaco, tra il diaframma e la speranza. La battaglia contro la paura di volare.

La paura di volare non è una, sono due. La prima si chiama Zietta Paranoica ed è una tipa agitata, grassottella, piena di bigodini in testa. Zietta Paranoica ha l'orecchio fino  e appena stacchi il piede da terra drizza le orecchie e si affaccia al davanzale con una tazzina di caffè in mano. Ti osserva muovere i primi passi, prende un respiro profondo, apre la bocca e poi sventola una mano dal balcone, facendo ballare la tazzina di caffé: "Che stai facendoooo?" grida "attentooo! Così MUOOOORI!". Da lì in avanti, la cosa può solo peggiorare. Metti che sei stanco, che non sai dove andare, metti che hai l'ultimo rinvio sotto i piedi. Zietta Paranoica ulula, rovescia la testa indietro come Zanna Bianca, lancia la tazzina di caffè in cortile, si strappa i capelli: "Pazzaaaaa! È la fine! Non rivedrai più il tuo caneee! Non mangerai più la pizzaaaa! Morire farà MALISSIMOOOO!"

Zietta può venire fuori in qualsiasi momento. Magari è il posto più sicuro al mondo per cadere. Magari sei a due metri dal suolo. Magari sei perfino da secondo. Gli amici ti guardano con cipiglio impaziente: "Che diavolo fai? O su o giù! Muoviti!" No. Niente su. Non riesco. E niente giù. Non voglio. Ti attacchi come una cozza alla parete, piagnuccoli, alzi preghiere a divinità fino ad allora spavaldamente ignorate. Sto qui attaccata. Non preoccupatevi per me. Me la caverò alla grande. Se mi viene fame, mangerò queste foglioline che mi spuntano davanti alla faccia. Sarà divertente! Gli uccellini mi si poseranno sulle braccia e diventerò tutt'uno con la natura. È il mio nuovo destino, è andata così. Voi tornate pure a casa, amici. Ogni tanto venitemi a trovare, dai.

Zietta Paranoica è potente quando stai scalando, ma quando scendi sai che non avresti dovuto ascoltarla. Perché Zietta Paranoica è brava a gridare e tremare ma non ne sa niente di scalata. È una povera signorotta di città, terrorizzata dai temporali e dai postini sconosciuti. Non è una buona guida sulla roccia. C'è un'altra voce però, anche lei ti parla qualche volta. Capita più di rado, soprattutto a chi scala male come me. È quella di una donna matura, con gli occhi profondi. Si chiama Mamma Monte e lei sì che c'ha l'occhio allenato. Lei sa che non è salire in alto il vero rischio, ma piuttosto essere stanchi, bere poco, rilassarsi, non prestare attenzione. Che a volte è più pericoloso non crederci e non fare il passo, piuttosto che buttarsi e ammetterlo, che le mani ti tengono. Quando ti parla Mamma Monte, è meglio ascoltarla. Spesso, invece di dirti di lasciare stare, ti dirà di essere più attento. Questo è il passo, questo è il momento. Non devi distrarti, Principiante. Sei arrivata alla catena alla fine della via, sei ferma, non c'è nulla di difficile e per questo la Zietta non ti sta strillando addosso. Ma il bosco è lontano, 30 metri più sotto, devi fare una manovra con la corda e se fai qualcosa di stupido qui, magari è l'ultima stupidata.

A volte Mamma Monte ti dice che non ce la fai. Che è troppo difficile o troppo pericoloso. Lei sa quanto costa cadere in certi punti. Immagina una caviglia rotta, non un impalamento biblico. Ma quella caviglia è un prezzo troppo alto da pagare per chiudere la via e allora ti dice di tornare indietro. Non c'è nulla di male ad ascoltarla. Quando è Mamma Monte a dirti di scendere, scendi con la bocca asciutta e il cuore allegro. Hai fatto tutto quello che potevi e presto scalerai di nuovo per fare di più.

L'arrampicata è una battaglia di mani e bicipiti ed anche e punta dei piedi. È una battaglia di occhi e sensi che cercano appoggi e baricentri. Ma è una battaglia anche di voci che dicono che non ce la puoi fare e di quelle che dicono di provarci. Una battaglia fatta di giorni di rabbia, di sconforto, di sfiducia. Di giorni di stupore, di trionfo, di allegria. Di giorni senza peso e di giorni ancorati a terra e di cuore pieno di coraggio e di testa piena di paure. A volte riuscirai a zittire Zietta Paranoica, altre volte non potrai sentire Mamma Monte. Ma va bene così, questa è la vita sulla roccia. Una battaglia di danze e di emozioni. Una battaglia di corpo e mente e cuore.

Lo sapevi che non sarebbe stato facile. Ma non lo sapevi del tutto, fino a che non hai provato, quanto ne sarebbe sempre valsa la pena.

Ph. Nikolay Vasiliev